"Il tempo di scambiarci poche parole, e mi precluse il regno mentale che lei sembrava disprezzare con tanta alterigia, e che porta un rosso nome viscerale: il cuore; - mi vietò anche l'antro di odori, di colori, il segreto asilo dove sicuramente scorazzava un possente arabesco di carne, una cifra di membra mescolate, monogramma simbolico dell'Inesorabile... In una parola, l'Inesorabile, io raduno il fascio di forze al quale non abbiamo saputo dare che il nome di «sensi». I sensi? Perché non il senso? Sarebbe pudico, e sufficiente. Il senso: cinque altri sottosensi si avventurano lontano da lui, che li richiama con uno scossone - proprio come dei nastri leggeri e urticanti, per metà erbe, per metà braccia, delegati da una creatura sottomarina..."
Colette, Il puro e l'impuro