"Ma ti piace davvero studiare?"
Mattia annui.
"E perchè?"
"è l'unica cosa che so fare" disse lui, piano. Avrebbe voluto dire che studiare gli piaceva perché puoi farlo da solo, perché tutte le cose che studi sono già morte, fredde e masticate. Avrebbe voluto dirle che le pagine dei libri di scuola hanno tutte la stessa temperatura, che ti lasciano il tempo di scegliere, che non fanno mai male e che tu non puoi far loro del male. Ma rimase in silenzio.
Giordano, La solitudine dei numeri primi
Per me studiare è tutt'altro. è una lotta viscerale, emozionante. Sono viaggi avventurosi per sentieri ignoti. è qualcosa di passionale che avvolge tutti i miei sensi.
Eppure lo studio inteso in modo meno personale del mio è proprio quello descritto da Giordano. è qualcosa di cadaverico, che a guardarlo bene mostra tutta la sua inutilità.
Nell'ultimo mese, e un po' di più, ho rivissuto quello studio.
vuoto
Mattia tossì piano nella mano chiusa a pugno, per scaldarla. Percepiva l'urgenza di Nadia, ma non sapeva decidersi. E anche se avesse deciso, pensava, non avrebbe saputo come fare. Una volta Denis, parlando di sé, gli aveva detto che gli approcci sono tutti uguali, come le aperture degli scacchi. Non bisognava inventarsi niente, non serve, perché intanto si è in due a cercare la stessa cosa. Poi il gioco trova da sé la sua strada ed è solo a quel punto che ci va la strategia.
Ma io non conosco neppure le aperture, pensò.
Giordano, La solitudine dei numeri primi
Ieri ho finito questo libro. Letto in meno di due giorni. Il mio primo ring con il bookcrossing.
Fosse finito un 150 pagine prima avrei dato un giudizio nettamente positivo. Invece no, ha continuato.
Ora resta un libro scorrevole con un paio di frasi da sottolineare (quelle qui sopra)