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Il motivo che mi ha spinto era molto semplice. Spero anzi che, agli occhi di qualcuno, possa apparire sufficiente di per sé. È la curiosità; la sola specie di curiosità, comunque, che meriti d’esser praticata con una certa ostinazione: non già quella che cerca di assimilare ciò che conviene conoscere, ma quella che consente di smarrire le proprie certezze. A che varrebbe tanto accanimento nel sapere se non dovesse assicurare che l’ acquisizione di conoscenze, e non, in un certo modo e quanto è possibile, la messa in crisi di colui che conosce? Vi sono momenti, nella vita, in cui la questione di sapere se si può pensare e vedere in modo diverso da quello in cui si pensa e si vede, è indispensabile per continuare a guardare o a riflettere. Mi si potrà forse obiettare che questi giochetti personali è meglio lasciarli dietro le quinte, e che, nel migliore dei casi, fanno parte di quei lavori di preparazione che si estinguono spontaneamente non appena han preso forma. Ma che cosa è dunque la filosofia, oggi – voglio dire l’attività filosofica – se non è lavoro critico del pensiero su se stesso? Se non consiste, invece di legittimare ciò che si sa già, nel cominciare a sapere come e fino a qual punto sarebbe possibile pensare in modo diverso?

L'uso dei piaceri

M. Foucault

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venerdì, 31 marzo 2006

passeggiando davanti alla mia libreria il mio sguardo è caduto su un libricino, ormai quasi dimenticato: All'alba shahrazad andrà ammazzata Capolavori in sonetti vocalici di Varaldo. come ho potuto dimenticarlo! andrebbe tenuto sul comodino e sbirciato nelle notti insonni.

vi offro un assaggio, un sonetto su le Metamorfosi di Kafka (la mia opera preferita di Kafka è il castello, ma non c'è...forse dovrei provarci io?!)

D'amalgama fatal la trama tratta
(la narra Kafka, par ch'accada a Praga)
abracadabra, cabala da maga
all'alba fa passar da Samsa a blatta!

Alata l'alma, ma la zampa gratta;
la panza ha larga, la parlata vaga,
ma la magagna amacca, amagra, smaga...
A far da tana sta la brada sfatta.

Malnata, maltrattata, mal amata,
la strana larva dal tran tran stramazza;
ma dall'ava sarà da là spazzata.

Spalancata la stanza alla ramazza,
la gran carcassa-salma raccattata,
ad accasar s'abbada la ragazza.

Beh, insomma è fenomenale, ma mi sa che io eviterò la regola del sonetto. Proverò solo con le vocali tipo così:

Raymond Queneau, Esercizi di stile
Fu un sul bus: sull'humus un surplus.

Scritto da: dreca alle ore 11:17
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letteratura, avanguardia
giovedì, 30 marzo 2006
visto il post precedente mi è venuto in mente che a volte anche i romanzi mi fanno questo stesso effetto. uno di questi è Tutti gli uomini sono mortali di Simone de Beauvoir. un libro dalla crudezza unica, ma non nel linguaggio, anzi molto pacato, ma nel messaggio, che non lascia nessuno spazio a risposte diverse da quella del titolo. nessuna tensione irrisolta se non quella che mi ha portato a cancellarlo totalmente dalla mia memoria, ricordo solo questa impossibilità di dire la mia, per il resto la storia per me non esiste più.
se vi capita, evitatelo
Scritto da: dreca alle ore 15:11
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letteratura, francese

Piccolo sfogo personale: perchè non si perdono mai gli sms che non vuoi ricevere?
insomma non ho mai adorato troppo il cellulare, non è per me una tecnologia fondamentale della mia vita, ma alla fine ce l'ho (spesso dimenticato a casa ). ora a volte arrivano dei messaggi che ti scombussolano completamente, ti vomitano addosso uno stato d'animo che non ti appartiene e io resto lì con il cell in mano senza possibilità di rispedire al mittente quelle sensazioni. uffa...

 

Scritto da: dreca alle ore 15:02
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riflessione
mercoledì, 29 marzo 2006

Rieccomi, dopo aver controllato che il mio mimi stia bene sono pronta...

In questi giorni non sono in ottima forma, o meglio, la mia mente viaggia a velocità folle e il mio corpo è totalmente decellerato.
Penso alla mia nuova passione per la cultura giapponese. Penso a come è strano che un'intera cultura riesca a mantenere in vita delle tensioni opposte e che capolavori che ne escono fuori!
In particolare sto pensando a Mishima, leggendolo si sentono echi fortissimi di Genet, di Gide, di La Fayette... eppure c'è un qualcosa di nuovo, una leggerezza, una sorta di profumo introvabile negli autori francesi.
Dopo il banchetto presenta una donna per molti versi simile alla Principessa di Clevè, ma più a suo agio...
non so, però sono affascinata

Scritto da: dreca alle ore 13:41
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letteratura, giapponese, francese
martedì, 28 marzo 2006

Questo è il primo post, quindi un benvenuto, a me e a tutti quelli che entreranno.

Una frase per presentarmi? eccola:
Non pretendo certo che la neutralità (stavo per dire l'indecisione) sia un segno inequivocabile di un grande spirito; tuttavia credo che molti grandi spiriti abbiano provato disgusto a... tirare delle conclusioni e che porre correttamente un problema non coincida con il darlo per risolto
Gide
L'immoralista

Scritto da: dreca alle ore 13:36
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letteratura

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