Ho finito da un paio di giorni l'ultimo romanzo di Murakami, Kafka sulla spiaggia. Anche cercando di gustarmelo fino in fondo non sono riuscita a non divorarlo. Lo stile mi ricorda molto feuilleton, ogni capitolo finisce anticipando (e quindi incuriosendo me) qualcosa del successivo. Ad amplificare questo effetto c'è la doppia storia che si alterna nei capitoli (quella del bambino Kafka e quella del vecchio Nakata).
L'elemento che però contraddistingue maggiormente questo romanzo è il ricorso quasi ossessivo alla strategia dell'omaggio, questa volta dedicato non solo all'occidente, ma anche al Giappone. Attraverso questa strategia che arricchisce il testo di riferimenti extratestuali (dai romanzi di Kafka e di Soseki, alle musiche dei Beatles e di Beethoven, alle catene di fast food dirette dal colonello Sanders - i Kentucky Fried Chicken - alle magliette dell Ralph Lauren, ai film di Truffaut) Murakami sembra consegnarci la sua personale enciclopedia di saperi e di gusti. L'ambientazione di molte scene in biblioteca sembra avvalorare questa visione. Dico visione perchè come è da "tradizione" l'elemento onirico non è assente anche se un po' ridimensionato.